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Diario di bordo: direzione Ayachuco
di Redazione Viaggingamba Postato in PerunViaggio il 11 giugno 2016 0 Commenti 3 minuti di lettura
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Pronto alla partenza per la sesta tappa!

Ieri sera sono crollato a letto, purtroppo senza cena. Lo so, non è da fare, ma non ce n’era più! Le forze erano finite finite!!

Oggi dovrebbe aspettarmi una tappa lunga ma con molta discesa. Uso il condizionale perché oltre la mappa che ho con me, non ho troppi riferimenti e non so nemmeno se fidarmi tanto di chi mi da informazioni mentre pedalo: in altimetria e chilometraggi, i peruviani che ho incontrato finora non erano delle cime!

Oggi è stata una tappa gigante! Una tappa da follia che mi ha portato più volte a dire: ma chi me lo ha fatto fare?
Sono stati tanti e lunghi i momenti difficili da superare.
La strategia? UNA PEDALATA ALLA VOLTA.

Purtroppo oggi non ho documentato le meraviglie che scorrevano al mio fianco, avevo la priorità di arrivare al termine del percorso che mi ero prefissato.
Ora riposo… tanto tanto, che domani è un altro giorno.

Ps: lungo la strada ho visto il primo lama… e il primo lama non si scorda mai!

Potrei dire: 124 chilometri e non sentirli! Ma chi prendo in giro?

Già questa mattina, visto lo sforzo delle tappe precedenti, sono partito molto stanco e – devo ammetterlo- anche un po’ scarico mentalmente. La giornata, è iniziata con una bella dose di salita, ed in vetta la temperatura credo fosse sotto i 10 gradi, anche se con un meraviglioso sole.
5 ore e mezza per i primi 25 chilometri, troppo!!!

Poi è iniziato il divertimento in discesa, nel quale sono riuscito ad osservare un po’ meglio ciò che mi circondava, anche se a velocità moderata visto il vento, che imprevedibilmente cambiava direzione: con una bici così carica non è il massimo, il rischio è quello di perdere la stabilità e come ho sempre detto, la sicurezza deve essere ed è alla base di questa mia prima avventura in solitaria.

Alle 17 circa, arrivato a 30 chilometri da Ayacucho, mi sono fermato per capire quanto mancava, visto l’orario. La luce del sole, con le ripide montagne tutte attorno, ormai era pochissima. Mi affianca un’auto con una famiglia diretta ad Ayacucho, che notata la mia provata condizione, mi ha offerto un passaggio senza nemmeno chiederlo.

C’è stato un momento oggi, e non solo oggi, di difficoltà generale in cui ho chiamato\cercato aiuto, supporto, coraggio all’Universo, ed è arrivato.
Le montagne qui sono di ogni colore voi possiate immaginare.

Un’avventura, la mia prima (forse l’ultima!) in solitaria, che man mano passano i giorni risucchia tantissima energia dal mio corpo, restituendomela poi attraverso ciò che vedo e sento.
Mi manca la mia famiglia.
Mi manca mia moglie.
Mi mancano le mie figlie.

Ho incontrato fino ad ora molte persone per strada: le vedo lavorare, giocare, chiacchierare ed avverto vita, felicità, serenità in luoghi dove io non riuscirei a vivere per nemmeno un minuto. O forse si?!?

In tutte queste ore di bici c’è veramente molto silenzio attorno ma sopratutto dentro di me.
Mi ascolto e mi faccio domande, tante domande.

Ho pianto tanto oggi. Tantissimo.
Perché alla domanda “Cosa vuoi davvero dalla tua vita, Andrea?” non ho saputo rispondere.

Andrea Devicenzi atleta amputato in giro per il mondo impresa Perunviaggio PerunViaggio


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